Pirelli annuncia la delocalizzazione

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Nel mese di agosto la direzione del settore pneumatici del gruppo Pirelli ha deciso il trasferimento in Romania di 45 macchinari dello stabilimento di Figline Valdarno (Firenze); contemporaneamente, altre 200 macchine (su un totale di 600) dello stesso impianto venivano dichiarate – sempre dall’azienda – “improduttive”. Tale iniziativa del management della Pirelli è stata presa improvvisamente, senza alcun preavviso ai dipendenti né consultazione con le organizzazioni sindacali. Quest’ultime, da parte loro, si sono dichiarate preoccupate per gli effetti occupazionali che il nuovo piano industriale comunicato dal gruppo possa comportare, con il conseguente ridimensionamento dell’organico attualmente in forza. Coinvolti anche gli enti locali (Regione Toscana, in primis), quali garanti di una soluzione condivisa della vertenza. Per questi motivi le rappresentanze sindacali aziendali hanno proclamato una serie di scioperi, con l’intento di aprire un tavolo di trattativa con l’azienda.

Nel mese di agosto la direzione del settore pneumatici del gruppo Pirelli ha deciso il trasferimento in Romania di 45 macchinari dello stabilimento di Figline Valdarno (Firenze); contemporaneamente, altre 200 macchine (su un totale di 600) dello stesso impianto venivano dichiarate – sempre dall’azienda – “improduttive”. Tale iniziativa del management della Pirelli è stata presa improvvisamente, senza alcun preavviso ai dipendenti né consultazione con le organizzazioni sindacali. Quest’ultime, da parte loro, si sono dichiarate preoccupate per gli effetti occupazionali che il nuovo piano industriale comunicato dal gruppo possa comportare, con il conseguente ridimensionamento dell’organico attualmente in forza. Coinvolti anche gli enti locali (Regione Toscana, in primis), quali garanti di una soluzione condivisa della vertenza. Per questi motivi le rappresentanze sindacali aziendali hanno proclamato una serie di scioperi, con l’intento di aprire un tavolo di trattativa con l’azienda.

Nel 2005, l’organico del gruppo Pirelli ammontava a circa 27.000 dipendenti (di cui 3.102 a termine), occupati in 24 stabilimenti situati in 12 paesi del mondo (5 in Italia; 5 in Brasile; 2 in Gran Bretagna, Germania, Turchia e Romania; 1 in Argentina, Cina, Egitto, Spagna, Stati uniti e Venezuela). Il core business è rappresentato dal settore pneumatici, di cui Pirelli detiene il 6% del mercato mondiale ed è il quinto operatore mondiale in termini di fatturato. La produzione copre tutta la gamma di pneumatici per autovetture, moto, autobus, camion, macchine agricole e veicoli industriali.

Il gruppo Pirelli è anche il maggior azionista di Telecom Italia, l’ex azienda telefonica di proprietà pubblica, acquisita nel 2001 (nonostante quest’ultima abbia un numero di occupati cinque volte superiore) insieme ad una cordata ‘amica’, composta da Benetton e due banche (Unicredit e Banca Intesa). Nel primo semestre 2006 Telecom Italia ha fatto registrare un debito pari a 41 miliardi di euro.

Nel 2004, la dirigenza Pirelli ha ceduto il settore cavi (il secondo per importanza dopo quello dei pneumatici e specializzato nella produzione di cavi in fibre ottiche) alla banca d’affari americana Goldman Sachs per un totale di 12.000 dipendenti e 52 stabilimenti dislocati in 25 paesi.

Tra gli stabilimenti italiani del gruppo quello di Figline Valdarno (Firenze) è specializzato nella fabbricazione della ‘cordicella metallica’ (steel cord), una componente dei pneumatici per auto e camion. Tale componente, di cui Pirelli è uno dei leader mondiali, viene prodotto in altri quattro stabilimenti del gruppo (in Turchia, Germania, Brasile e Romania, quest’ultimo impianto inaugurato appena un anno fa) per essere venduto anche ad altre aziende che fabbricano pneumatici come Goodyear e Continental. Di questi cinque stabilimenti la fabbrica italiana di Figline Valdarno rappresenta quello più importante, la capogruppo dove risiede il centro di ricerca e sviluppo del prodotto.

Nel mese di agosto la direzione aziendale ha deciso il trasferimento di 45 macchinari dall’impianto italiano a quello di Slatina in Romania (aperto nel 2005) e contemporaneamente ha dichiarato ‘improduttive’ altre 200 macchine (su un totale di 600). Tale iniziativa non è stata preceduta da nessun consultazione con le organizzazioni sindacali, a cui è stato comunicato che si tratta di una decisione non negoziabile.

La volontà della dirigenza di ridimensionare lo stabilimento toscano sembrerebbe prefigurare una delocalizzazione progressiva dello stesso, all’interno di una più vasta strategia di Pirelli finalizzata a ricollocare la produzione in aree più vantaggiose sotto il profilo dei costi di processo. Parallelamente, un simile proposito rappresenta un’inversione di tendenza rispetto all’accordo integrativo aziendale siglato, nel 2005, tra dirigenza e organizzazioni sindacali, dove, a fronte dell’incremento della produttività attraverso l’aumento del lavoro notturno e domenicale, l’azienda si impegnava ad investire 8 milioni di euro nel biennio 2005-2006, oltre a definire un percorso certo di stabilizzazione per i lavoratori interinali.

Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil del territorio di Firenze, insieme alla rappresentanza sindacale unitaria dell’azienda, si sono subito dichiarate preoccupate per il futuro industriale dell’impianto di Figline Valdarno che con i suoi 520 dipendenti, di cui 40 interinali, rappresenta una delle realtà produttive più importanti dell’area. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, i primi effetti del piano annunciato da Pirelli porteranno alla perdita di almeno 50 posti di lavoro. Per questo motivo l’immediata reazione di protesta è stata quella di indire, già nel mese di agosto, una serie di scioperi ‘a scacchiera’ di quattro ore durante i turni di lavoro.

Intanto, grazie all’intervento degli enti locali, tra cui soprattutto l’Assessorato al lavoro della Regione Toscana (oltre alla Provincia di Firenze e al Comune di Figline Valdarno) è stato aperto un tavolo di concertazione territoriale insieme all’ azienda e ai sindacati per conoscere le strategie della Pirelli, nonché il piano industriale e la volontà effettiva d’investimento che il gruppo ha previsto nei prossimi anni per l’impianto. L’obiettivo è quello di delineare entro la fine dell’anno una soluzione della vertenza che non comporti il ridimensionamento degli occupati.

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