I sindacati raggiungono una posizione comune sulla riforma del sistema contrattuale

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Le tre maggiori confederazioni sindacali italiane hanno siglato un documento comune riguardo alle linee-guida per la riforma degli assetti contrattuali. Il documento arriva circa tre anni dopo quello di Confindustria e come quest’ultimo auspica uno spostamento del baricentro contrattuale verso il livello decentrato. Nelle prossime settimane dovrebbe aprirsi il confronto con gli imprenditori ed entrambe le parti hanno dichiarato di voler raggiungere un accordo in tempi brevi, tuttavia su alcuni punti specifici (come i meccanismi di recupero del potere d’acquisto dei salari e la previsione del livello territoriale di contrattazione) le posizioni appaiono piuttosto distanti e il negoziato non sarà facile.

La riforma delle relazioni industriali è un tema centrale nel dibattito nazionale sulla competitività del sistema economico nazionale ormai da qualche anno. Negli ultimi tempi, l’attenzione intorno al tema è cresciuta ulteriormente e la necessità di una riforma degli accordi del 23 luglio del 1993 (che definiscono le regole attuali del sistema della contrattazione collettiva in Italia) si è fatta sempre più evidente.

Un primo scambio tra le parti c’era stato nel luglio del 2004, quando Confindustria aveva proposto di aprire un confronto al riguardo e i sindacati si erano detti disponibili al dialogo con gli industriali solo dopo aver raggiunto una posizione unitaria al loro interno, costituendo a tal fine un’apposita commissione (IT0408106N, IT0412306F). Nel settembre 2005 Confindustria aveva poi diffuso un documento contenente alcune proposte di riforma (IT0508206F), ma il confronto interno ai sindacati è stato lungo e difficoltoso e solo il 12 maggio scorso i direttivi unitari di Cigl, Cisl e Uil hanno firmato un documento d’intesa.

Il documento

Il documento unitario dei sindacati (“Linee di riforma della struttura della contrattazione”), che ha come obiettivi centrali il miglioramento delle condizioni di reddito, di sicurezza e di qualità del lavoro dei lavoratori, e della qualità, competitività e produttività delle imprese, prevede:

  • la conferma di due livelli contrattuali tra loro complementari;
  • la definizione del contratto collettivo nazionale di settore (CCNL) come centro regolatore dei sistemi contrattuali a livello settoriale e per la definizione delle competenze da affidare al secondo livello tenendo conto delle diverse specificità settoriali, anche al fine di migliorare gli spazi di manovra salariale e normativa della contrattazione aziendale o territoriale.

Il contratto nazionale

Il CCNL deve avere come compiti fondamentali il sostegno e la valorizzazione del potere d’acquisto per tutti i lavoratori di una categoria, la definizione della normativa nazionale e generale, la regolazione del sistema di relazioni industriali a livello settoriale, aziendale o territoriale. Il contratto nazionale potrebbe anche prevedere che la contrattazione salariale del secondo livello si sviluppi a partire a partire da una quota fissata dagli stessi CCNL.

Il settore pubblico dovrebbe adottare regole analoghe a quelle del settore privato, anche riguardo alla contrattazione di secondo livello.

Il documento dei sindacati prevede inoltre che si riduca il numero dei CCNL esistenti (oggi circa 400), prevedendo la possibilità di accorpamenti per aree omogenee o settori.

Riguardo alla parte economica, i sindacati sostengono inoltre che il concetto di “inflazione programmata” (ossia quella prevista dal DPEF) non sia attendibile e che ci si debba invece riferire a quello di “inflazione realisticamente prevedibile” utilizzando indicatori certi quali, ad esempio, l’indice armonizzato europeo (IPCA) corretto per il peso dei mutui e prevedendo meccanismi certi di recupero in caso di differenziali inflazionistici.

Inoltre, i sindacati vorrebbero che la durata dei contratti fosse essere allungata da due a tre anni e che le trattative per il rinnovo iniziassero sei mesi prima della loro scadenza.

La contrattazione decentrata

Secondo i sindacati va sostenuta la diffusione qualitativa e quantitativa del secondo livello di contrattazione, anche rafforzando gli strumenti previsti dall’accordo del 23 luglio 2007 (decontribuzione pienamente pensionabile, IT0712029I) con misure aggiuntive di detassazione.

Il secondo livello deve inoltre essere reso pienamente agibile; i CCNL dovranno prevedere, alternativamente, il livello aziendale o quello territoriale (regionale, provinciale, di distretto, etc.).

La contrattazione salariale di secondo livello dovrebbe essere incentrata sul salario per obiettivi rispetto parametri di produttività, qualità, redditività, efficienza, efficacia. Ciò comporta anche una più approfondita qualità dei processi di informazione e consultazione dei lavoratori (in particolare su assetti societari e situazioni finanziarie).

Democrazia e rappresentanza

Il documento dei sindacati prevede anche una sezione dedicata alle regole per la rappresentanza nei luoghi di lavoro, confermando per il settore pubblico la regolamentazione vigente e individuando nel Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) l’istituzione che, avvalendosi di specifici comitati con un alto profilo di competenza ed autonomia, certifichi la rappresentanza e la rappresentatività delle diverse organizzazioni sindacali.

Riguardo alle regole di democrazia sindacale, inoltre, per gli accordi confederali con valenza generale il documento prevede la conferma delle procedure seguite per l’approvazione del protocollo del luglio 2007 (IT0710029I), ossia la consultazione certificata tra tutti i lavoratori e pensionati prima dell’approvazione da parte degli organismi direttivi.

Reazioni

Il documento dei sindacati è stato accolto positivamente da tutti i soggetti firmatari. Guglielmo Epifani, leader della Cgil, ha sottolineato la portata molto grande della proposta, il cui obiettivo è quello di avere un sistema contrattuale che sia in condizione di aumentare le retribuzioni dei lavoratori dipendenti che in Italia sono troppo basse. Sempre da parte sindacale, il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha definito il documento un accordo storico e ha auspicato l’apertura di un confronto immediato con Confindustria. Dall’altro lato, la neo-presidente di Confindustria (IT0804029I), Emma Marcegaglia, ha commentato positivamente l’accordo raggiunto tra i sindacati e ha dichiarato di essere disposta a sedersi al tavolo da domani, ma ha poi specificato che la trattativa sarà seria, rigida, forte e dura, in quanto non possiamo accettare condizioni che ricordano la scala mobile e che ci portano fuori dall’Europa. Infine, anche per il neo-Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, l’accordo è un passo avanti nell’auspicata rinegoziazione del livello contrattuale da parte degli attori sociali.

Commentary

La definizione di una posizione unitaria da parte dei sindacati rappresenta senza dubbio un momento decisivo per il futuro della regolazione della contrattazione collettiva in Italia. A partire dal documento dei sindacati, infatti, con tutta probabilità nel mese di giugno si apriranno i negoziati con la Confindustria (che al riguardo ha confermato le posizioni espresse nel documento del 2005, IT0508206F) per arrivare nei prossimi mesi ad un accordo di riforma degli assetti attuali. Pur essendo indicato tra le “priorità” nelle agende dei leader di entrambe le parti, tuttavia, il negoziato presenta alcuni elementi di criticità che consistono essenzialmente nella distanza che separa le posizioni di sindacati e Confindustria su due aspetti cruciali della questione: i meccanismi di recupero del potere d’acquisto dei salari e la possibilità di ricorre a livello decentrato alla territoriale in alternativa a quella aziendale (promossa dai sindacati come via per garantire la copertura del secondo livello contrattuale in quelle imprese dove non c’è la contrattazione aziendale, ma fortemente osteggiata dagli imprenditori che temono di dover affrontare un terzo livello di contrattazione). Questi punti di contrasto rendono gli esiti del negoziato poco prevedibili sia riguardo ai tempi, sia riguardo ai contenuti.

Edoardo Della Torre, Italy

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