Accordo governo-sindacati su welfare, mercato del lavoro e previdenza

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Il 23 luglio 2007 è stato firmato un accordo fra governo e sindacati che, per l’ampiezza delle materie negoziate, costituisce un vero Patto Sociale. L’accordo tratta sei tematiche fondamentali per il welfare, il mercato del lavoro e la previdenza (IT0712029I). I sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato un referendum sull’accordo al quale la Fiom-Cgil, che ha bocciato l’accordo, ha invitato i propri iscritti a votare negativamente.

Dopo un lungo negoziato durato mesi, governo, organizzazioni imprenditoriali e professionali e i sindacati dei lavoratori hanno sottoscritto un importante accordo su welfare, mercato del lavoro e pensioni (IT0712029I).

L’accordo di luglio, che rappresenta la base per un sistema italiano di flexicurity, ha suscitato una vasta eco nel mondo sociale e politico italiano. Il protocollo costituisce un “Patto sociale” che influenzerà i rapporti fra gli attori sociali.

Il processo

Le firme degli attori sociali

La Cisl e la Uil hanno sottoscritto l’accordo per prime. Secondo Giorgio Santini, Segretario Confederale della Cisl, “Si è raggiunto un importante risultato che concilia l’attenzione alle compatibilità finanziarie alla promozione delle istanze di equità sociale fra generazioni”.

L’adesione della Cgil è arrivata più tardi. La Cgil ha avuto un’accesa discussione al suo interno: la Segreteria ha dato parere favorevole all’accordo ed ha espresso riserve sul capitolo inerente il mercato del lavoro (azzeramento dell’incremento contributivo sullo straordinario, mancata cancellazione dello staff leasing ed eccessiva “timidezza” delle norme contro la reiterazione del contratto a termine le parti più criticate).

Il 3 agosto Confindustria ha approvato il protocollo esprimendo riserve sulla parte relativa alla previdenza che, secondo gli industriali, prevede interventi che Confindustria non ha “mai ritenuto necessari”.

Ciononostante, Luca Cordero di Monteremolo, Presidente di Confindustria, considera l’accordo un documento “assolutamente immodificabile. E’ questa una condizione irrinunciabile per la credibilità del confronto”.

L’11 settembre 2007 il Comitato Centrale della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil, ha approvato un documento proposto dal segretario generale, Gianni Rinaldini, che rifiuta l’accordo del 23 luglio. La Fiom valuta positivamente alcuni aspetti del protocollo ma critica fortemente le scelte sull’aumento dell’età pensionabile, sul mercato del lavoro e sulla competitività.

Il referendum

L’8, il 9 e il 10 ottobre si è svolto, in tutti i luoghi di lavoro, un referendum, organizzato da Cgil, Cisl e Uil, di approvazione dell’accordo. Al referendum potevano votare i lavoratori dipendenti, i pensionati, i disoccupati ed i precari. Sono stati allestiti trentamila seggi. Il referendum ha avuto un’importanza cruciale come valutazione del consenso alle scelte economiche e sociali del governo e del sindacato.

Il referendum che ha visto la partecipazione di più di 5 milioni di lavoratori e pensionati. Su 5.115.054 voti espressi, i favorevoli all’accordo sono stati 4.114.939 pari all’81,26%, i contrari sono stati 926.871, pari al 18,38%.

Emblematici, però, i risultati nelle grandi aziende metalmeccaniche (soprattutto gli stabilimenti Fiat) dove l’accordo è stato rifiutato dalla maggioranza dei lavoratori. In queste aziende la campagna contraria all’accordo della Fiom Cgil si è innescata su un diffuso malcontento per l’aumento del costo della vita e per una politica salariale del sindacato considerata da molti inadeguata.

La posizione del governo

L’accordo ha provocato anche profonde divisioni nella maggioranza di governo. I partiti di estrema sinistra hanno espresso contrarietà all’accordo, trovandolo troppo debole nelle modifiche alla legge 30/2003, e hanno minacciato di non approvarlo in sede di Consiglio dei Ministri.

Dopo il referendum, il 12 ottobre, il governo ha approvato un disegno di legge con alcune modifiche all’accordo, per poter trovare un maggiore consenso all’interno della coalizione e in particolare con i partiti dell’estrema sinistra che avevano fortemente criticato i contenuti dell’accordo. Le parti sociali hanno incontrato il governo per discutere questi cambiamenti e il 17 ottobre hanno approvato il nuovo accordo, anche se con minori modifiche. Nella serata dello stesso giorno il governo, durante una seduta straordinaria, ha approvato il disegno di legge, con l’eccezione di due ministri dell’estrema sinistra.

I contenuti dell’accordo sono diventati legge alla fine di novembre 2007.

Analisi

Il Protocollo del 23 luglio 2007 costituisce un vero e proprio Patto sociale che è destinato ad influenzare le scelte degli attori sociali.

L’accordo ha avuto un rilevante impatto sui rapporti tra le parti sociali e tra queste, il governo e le forze politiche di maggioranza. L’accordo tra le organizzazioni sindacali e le associazioni imprenditoriali ha decisamente cambiato il clima dei loro rapporti, tanto che si prospetta la possibilità di dare continuità al negoziato tra le parti mettendo mano agli assetti della contrattazione collettiva, prospettiva fin qui rifiutata dalla Cgil.

L’esito del referendum, che testimonia l’ampiezza e il radicamento del sindacato italiano, ha fortemente ridimensionato l’influenza delle correnti più radicali sul movimento sindacale rafforzando la componente riformista.

Lo scontro che si è verificato all’interno della Cgil tra la maggioranza della confederazione e la componente che si ispira alla sinistra politica radicale (Partito della Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani) ha consentito alla maggioranza di consolidarsi e di respingere i tentativi d’ingerenza di queste forze politiche sulla Cgil. Questo conflitto è destinato ad accentuarsi anche a causa della rottura che si è verificata tra i dirigenti della Cgil che nel passato militavano nel partito dei democratici di sinistra (DS). Una parte minoritaria di essi ha aderito al nuovo Partito democratico mentre la maggioranza ha dichiarato di aderire alla nuova formazione che si sta delineando in queste settimane a sinistra di questo partito.

Si tratta di uno scontro che ha per posta l’influenza sul maggiore sindacato italiano e che presumibilmente si protrarrà nel tempo via via che le identità dei nuovi partiti si preciseranno e, come è presumibile, tenderanno a divaricarsi. Queste differenze politiche renderanno sempre più difficile per il Segretario Generale della Cgil, Guglielmo Epifani, l’azione di mediazione tra le diverse componenti dell’organizzazione, tanto che alcuni qualificati osservatori non escludono una scissione da sinistra nella Cgil. Infine i rapporti tra le parti sociali e il governo dovrebbero, nonostante le difficoltà e le incomprensioni che si sono verificate nella lunga trattativa, risultare più solide.

Commento

Con una maggioranza divisa e con una popolarità declinante, il Governo Prodi poteva trovare nel rapporto con le organizzazioni di rappresentanza degli interessi quelle risorse di consenso che l’opinione pubblica sembrava negargli, al di là del suo concreto operare. Di qui l’interesse del governo a continuare ad utilizzare la concertazione con le parti sociali come metodo principale di formazione delle scelte di politica economica.

Vilma Rinolfi and Domenico Paparella, Cesos

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