Accordo separato per il settore metalmeccanico

Clausola di esclusione della responsabilità: queste informazioni sono rese disponibili come servizio al pubblico, ma non sono state curate dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. La responsabilità del contenuto è unicamente dell’autore/degli autori.

Il 15 ottobre scorso è stata firmata, senza la sigla sindacale più rappresentativa, l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale del settore metalmeccanico. L’accordo, che si basa sulle nuove regole stabilite dall’accordo interconfederale dell’aprile 2009, riguarda circa 1,6 milioni di lavoratori, prevede un aumento medio di EUR 110.00 in tre anni e contiene alcuni elementi innovativi importanti in termini di welfare contrattuale.

L’ipotesi di accordo di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del settore metalmeccanico firmato il 15 ottobre scorso da Federmeccanica, FIM-CISL e UILM-UIL segna un tappa importante nelle relazioni industriali italiane. L’accordo riguarda circa 1,5 milioni di lavoratori e, tradizionalmente, rappresenta il più importante contratto collettivo del settore privato in Italia, spesso preso come punto di riferimento anche per i rinnovi contrattuali di altri settori.

Gli aspetti di metodo

Gli aspetti di metodo dell’accordo più interessanti sono due.

In primo luogo, dopo aver ritrovato l’unità sindacale nel precedente rinnovo del settore (IT0704019I, IT0802039I), si ritorna all’accordo separato. Infatti, l’intesa non è stata firmata dalla FIOM-CGIL, che è peraltro il sindacato più rappresentativo del settore metalmeccanico. La mancata firma della CGIL deriva in larga parte dal fatto che il nuovo accordo si basa sulle regole stabilite dall’accordo tra Confindustria e sindacati sulla riforma del sistema di relazioni industriali firmato ad aprile senza la CGIL (IT0902059I). Va notato tuttavia che in altri comparti, come nel caso dell’alimentare (IT0911019I ) e delle telecomunicazioni (IT0910029I), seppur con trattative difficoltose, sono stati raggiunti accordi unitari seguendo le regole dell’accordo di aprile.

Il secondo punto di interesse riguarda il fatto che per la prima volta l’accordo è stato raggiunto con due mesi e mezzo di anticipo rispetto alla scadenza naturale del contratto e in un clima di relazioni sindacali molto meno conflittuale rispetto alle trattative passate. Certamente la mancata firma della FIOM-CGIL avrà conseguenze rilevanti da questo punto di vista e due iniziative di sciopero nazionale sono già state realizzate nel mese successivo alla firma.

I contenuti

L’ipotesi di accordo, non sottoscritta dalla Fiom-Cgil e il cui periodo di vigenza contrattuale va da gennaio 2010 a dicembre 2012 (sia per la parte economica che normativa) prevede fra i principali punti:

  • un incremento medio dei minimi tabellari di EUR 110.00 (comprensivo del recupero del differenziale inflattivo pregresso), corrisposto con le seguenti scadenze: EUR 28.00 € da gennaio 2010, EUR 40.00 da gennaio 2011 e EUR 42.,00 da gennaio 2012.
  • un incremento dell’elemento perequativo (che riguarda solo i lavoratori dipendenti da aziende che non abbiano contrattazione aziendale e che percepiscano esclusivamente compensi derivanti dal CCNL) di EUR 195.00 annui a partire da gennaio 2011;
  • la costituzione di una Commissione bilaterale con il compito di definire:
    • le linee guida (con carattere non vincolante) per favorire la diffusione della contrattazione aziendale con contenuti economici nelle imprese di minori dimensioni.
    • una disciplina, integrativa rispetto a quanto già previsto dal CCNL, del secondo livello di contrattazione, che dia attuazione a quanto previsto dall’accordo interconfederale firmato ad aprile (IT0902059I) (definizione dei premi di risultato, tempi e procedure e materie della contrattazione aziendale, etc.);
  • la costituzione di un Fondo di sostegno al reddito per i lavoratori il cui reddito subisca riduzioni per periodi prolungati e per specifiche fattispecie (che saranno definite da un’apposita commissione bilaterale). L’adesione al Fondo da parte dei lavoratori sarà volontaria e il Fondo sarà finanziato da aziende (EUR 2.00 mensili per lavoratore) e lavoratori (1.00 EUR mensile).
  • l’aumento dell’aliquota di contribuzione delle imprese al Fondo Cometa (il Fondo Integrativo di Pensione del settore metalmeccanico) dello 0,2% da gennaio 2012 e di un ulteriore 0,2% da gennaio 2013, con contribuzione almeno pari da parte del lavoratore aderente.
  • la possibilità per le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) delle aziende con più di 300 dipendenti di individuare al proprio interno un “delegato alla formazione”, che sarà referente specialistico dell’azienda sulla materia.
  • La costituzione di un Osservatorio Bilaterale Nazionale del settore, che avrà tra i suoi obiettivi la realizzazione di iniziative di studio e approfondimento su argomenti individuati, la realizzazione di un Rapporto annuale sull’industria metalmeccanica e la promozione e gestione dell’attività formativa e le interazioni con Fondimpresa (IT0202103F).

Reazioni

Per il presidente di Federmeccanica, Pierluigi Ceccardi, l’accordo è molto buono e responsabile nei confronti del Paese e dei lavoratori. Il vice-presidene di Confindustria, Alberto Bomabassei, ha invece sottolineato che l’introduzione del Fondo di sostegno al reddito è un primo, concreto segnale per lo sviluppo di una rete di welfare contrattuale. Dal lato sindacale, per Raffaele Bonanni, segretario generale della CISL, questo accordo segna una svolta nelle relazioni sindacali e rafforza il sistema partecipativo e bilaterale.

Per la FIOM-CGIL, il sindacato dei lavoratori più rappresentativo del settore, che non ha firmato l’intesa e che aveva presentato una propria piattaforma contrattuale, l’accordo viola il protocollo del 1993 (IT9709212F) che per la CGIL è ancora in vigore (la CGIL, infatti, non ha firmato l’accordo interconfederale di aprile). Diverse iniziative di scioperi spontanei sono sorte nei luoghi di lavoro nei giorni immediatamente seguenti la firma dell’accordo. La Fiom ha inoltre già realizzato due iniziative di sciopero nazionale e ha chiesto che venga fatto un referendum trai lavoratori per approvare il nuovo contratto. Il segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani, infatti, ha dichiarato che se si vuole, a questo punto, davvero essere responsabili fino in fondo l'unica via d'uscita e' far esprimere democraticamente con il voto le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici, anche per ripristinare un rapporto corretto tra democrazia e contratto.

Edoardo Della Torre, Università degli studi di Milano

Useful? Interesting? Tell us what you think. Hide comments

Eurofound welcomes feedback and updates on this regulation

Aggiungi un commento